venerdì 11 maggio 2012

ETA' ELLENISTICA + MENANDRO (GRECO)


CARATTERI GENERALI DELL’ ETA’ ELLENISTICA
L’ età ellenistica va, convenzionalmente, dal 323 a.C. (morte di Alessandro Magno) al 31 a.C. ( battaglia di Azio, fine del regno dei Tolomei).
Ovviamente i cambiamenti per la civiltà e la cultura greche sono enormi: La Grecia diventa un unico regno, in cui la πολις perde la sua autonomia come istituzione politica e non può più autogovernarsi né legiferare. Oltretutto la Grecia, e con essa Atene, non ha alcuna centralità a livello economico e perde il suo primato in campo culturale; Atene resta infatti un centro per la filosofia, ma non per la letteratura. Ciononostante la lingua e la cultura greche sono molto diffuse: la Grecia diventa una terra di emigrazione e, insieme ai cittadini, si sposta anche la cultura. E infatti in questa fase le classi dirigenti dei diversi regni ellenistici hanno una cultura di matrice greca e si può perfino parlare di una κοινή διάλεχτος, un particolare dialetto greco di stampo attico che era  particolarmente diffuso in tutti i regni ellenistici.

Un importante centro economico e culturale è l’ Egitto, dove regna la dinastia dei Tolomei, i quali fecero in modo di far convergere ad Alessandria importanti intellettuali che si occupavano di discipline molto diverse. Questo fu possibile grazie all’ istituzione del Museo e della Biblioteca.
Il Museo costituisce un importante centro di studi (in questo periodo, ad esempio, si effettuano molte scoperte in ambito medico, grazie anche alla possibilità di praticare la dissezione sui corpi umani) ed è proprio in questo contesto che nascono le scienze; Non nasce però la figura dello scienziato: l’ intellettuale ellenistico deve avere una conoscenza enciclopedica e non limitata ad un singolo ambito di indagine. La Biblioteca è invece un luogo in cui vengono conservati pressappoco tutti i libri esistenti in questo periodo. Qui convergono, oltre ai testi sacri, anche testi provenienti dalle svariate culture che erano in contatto con il regno d’ Egitto (tutte le navi che giungevano al porto di Alessandria dovevano infatti consegnare tutti i rotoli di papiro che trasportavano, i quali venivano ricopiati per essere collocati nella biblioteca).
 Anche qui emerge una nuova figura, quella del bibliotecario: costui non solo  si occupa di catalogare i testi che giungono nella biblioteca, ma provvede anche a scriverne una sintesi  (Callimaco, ad esempio scrisse le  πιναχής, le “Tavole”, un’ opera andata perduta che raccoglieva le sintesi di tutte le opere della biblioteca) ; ovviamente queste opere venivano anche studiate in maniera approfondita, e in particolare da un punto di vista filologico ( è in questo periodo, ad esempio, che ci si accorge di alcune incongruenze presenti nell’ Iliade e nell’ Odissea; nasce la questione omerica).
Gli studiosi alessandrini prediligevano la catalogazione per tre: di ogni genere letterario sceglievano i tre autori migliori; di questi abbiamo conservato molto, mentre degli altri da questo momento in poi cominciano a perdersi molte opere. Ho parlato di generi letterari perché è proprio in epoca ellenistica che nasce la letteratura: cominciano in questo periodo ad essere prodotte delle antologie, grazie alle quali è possibile riconoscere elementi di continuità e di distacco tra i diversi autori e definire dunque i diversi generi letterari.
Un elemento di novità importante in questa fase è dato dalla nascita della letteratura popolare: aumentano l’ alfabetizzazione e la disponibilità di materiale papiraceo, che raggiunge quindi costi più accessibili. La letteratura, dunque, non è più solo di tipo erudito e a scopo pedagogico, ma diventa letteratura di evasione, volta a dilettare e a far diventare un pubblico che non si limita più all’ aristocrazia, ma coinvolge anche quella che si potrebbe definire la borghesia dell’ epoca.
Diretta conseguenza di ciò è il cambiamento delle temi in ambito letterario: si affrontano tematiche quotidiane, molte poesie di quest’ epoca sono dedicate a piccoli animali o ad oggetti donati (poesia con motivo encomiastico); anche il paesaggio assume una sua rilevanza: in alcuni casi rimane un paesaggio evocativo (paesaggio- stato d’animo) come quello della poesia lirica arcaica, in altri il paesaggio è fine a se stesso: ne viene fatta una descrizione molto dettagliata, che coglie il paesaggio nel suo momento di massimo splendore (in primavera o estate, acque fresche e limpide, brezza piacevole ecc..) e non vuole evocare nient’ altro se non la bellezza del luogo.
Questo è dovuto alla realtà urbana dei regni ellenistici: se nella Grecia antica città e campagna erano poco distinguibili, una dentro l’altra, nei nuovi regni ellenistici la distinzione è molto evidente; Alessandria, ad esempio, è una metropoli nettamente distinta dalla campagna circostante. La campagna diventa un luogo di svago e riposo per i cittadini e per questo si tende a idealizzarla, a rappresentarla come esageratamente bella e ricca.
Anche il mito è presente, ma gli autori ellenistici preferiscono inserire nelle loro opere quei miti più ricercati e meno noti al pubblico, piuttosto che riprendere i miti più famosi.
Un altro elemento di novità è dato dalle figure trattate: a partire da questo momento assumono importanza donne, bambini, schiavi, anziani, personaggi quotidiani che nella letteratura precedente avevano avuto un ruolo marginale.
Questo è probabilmente dovuto al fatto che il cittadino greco, in questa fase, non si sente più cittadino di una πολις, ma cittadino del mondo: i greci hanno riconosciuto l’ umanità anche in quei popoli che avevano sempre considerato inferiori e, avendo perso la propria dimensione pubblica, ne hanno acquistata una privata, prendendo consapevolezza di quei legami più intimi e familiari che nell’ epoca della πολις venivano sacrificati in favore di un maggiore impegno politico.
LEGGERE SAGGIO PAG. 24 E SEGUENTI


MENANDRO
E’ l’unico autore della commedia nuova di cui ci è giunto qualcosa. Fino agli anni ’70 del secolo scorso avevamo solo qualche frammento, ma in seguito furono rinvenuti dei papiri contenenti ben cinque commedie, di cui tre in buono stato.
Menandro è ateniese, nasce intorno alla metà del IV secolo a.C. e muore alla metà del III.
Volendo fare un confronto con la letteratura latina, si può impostare un’ equazione del tipo .
                   Menandro : Aristofane = Terenzio : Plauto.
Infatti, sia per Menandro che per Terenzio, la commedia ha la funzione non soltanto di dilettare, ma di fornire insegnamenti etici e morali e il linguaggio è meno vario (in Plauto e Aristofane troviamo una grandissima varietà di registri linguistici).
Nelle prime commedie di Menandro i personaggi sono dei tipi fissi, ovvero sono personaggi statici che non conoscono un cambiamento durante il corso della vicenda (si pensi al Δυσκολός), mentre nell’ ultima fase della sua produzione a noi giunta, i personaggi sono meno statici.
Ovviamente la commedia menandrea non affronta nessun tema politico, mentre si concentra sulla dimensione interiore dei personaggi. E infatti i protagonisti sono generalmente gli abitanti di una cittadina tranquilla, impegnati in un’ esistenza che ha nella famiglia e nei suoi valori l’ unico fulcro di interesse. In genere un elemento di perturbazione  di questa società “borghese” è la presenza dell’ ètera, che spesso  dà avvio alla vicenda (si pensi a “L’ arbitrato”).
Inoltre molto spesso nelle commedie di Menandro sono presenti accenni ad alcuni mali della società, come ad esempio i riferimenti alla diffusione di fenomeni quali la prostituzione o l’ esposizione dei neonati.
In queste commedie si ripropongono sempre le medesime situazioni; generalizzando: all’ inizio si trova un personaggio positivo che incontra delle difficoltà nel raggiungimento del suo obbiettivo (l’ amore per una fanciulla, la scoperta delle proprie origini ecc..), il protagonista affronta tali sfide mantenendo sempre un comportamento positivo (rispetto dei valori, buon senso) per poi raggiungere il suo obbiettivo. Le vicende hanno sempre un lieto fine e il momento educativo sta proprio nel premio ricevuto dal personaggio positivo.
Importante è l’ elemento della divinità: in questa fase il ruolo determinante che gli dei dell’ Olimpo avevano avuto nelle vicende umane viene meno; i personaggi non sono più guidati come marionette dalla volontà divina. L’unica divinità che venerano è Tyche, la sorte della quale è impossibile conoscere il percorso.
Questa crisi della religione tradizionale seguì la caduta della πολις ed è uno degli elementi caratterizzanti dell’ età ellenistica.


Il Misantropo: La prima produzione teatrale di Menandro è il Duskolos, titolo reso in italiano con Il misantropo. Il "misantropo" del titolo è Cnemone, un vecchio contadino che, insofferente del genere umano, ha abbandonato la moglie ed il figliastro Gorgia e vive lontano da tutti; unica compagnia, una vecchia serva ed una giovane figlia devota a Pan il quale, per premiarla della sua devozione, ha fatto innamorare di lei un ricco giovane di nome Sostrato. Questi gli antefatti. La scontrosità di Cnemone rende difficile qualsiasi approccio del giovane, che viene però inaspettatamente aiutato da un incidente occorso al vecchio: nel tentativo di recuperare alcuni attrezzi accidentalmente caduti in un pozzo questi vi precipita dentro, e solo l'intervento di Sostrato e di Gorgia gli evita la morte. Ancora in affanno per il rischio corso, Cnemone si rende conto dell'inumanità del proprio modo di vivere, e così adotta Gorgia come figlio e lo incarica di trovare un marito alla sorella. Gorgia fidanza la fanciulla con Sostrato e questi, per parte sua, convince il proprio padre Callippide a dare in sposa a Gorgia la figlia, nonostante la disparità economica tra le due famiglie. Al festino per le duplici nozze viene invitato anche Cnemone, ma il vecchio è tornato quello di prima, e non vuole saperne di banchetti: ci penseranno il servo Geta ed il cuoco a vendicarsi di lui trascinandolo a forza, ancora dolorante, al pranzo di nozze.
L'Arbitrato: Sono solo considerazioni inerenti allo stile quelle che inducono a collocare in una fase più matura della produzione menandrea l'Epitrepontes, L'arbitrato (il titolo di questa commedia significa "coloro che si rivolgono ad un arbitro", ma si usa renderlo più sbrigativamente con "l'arbitrato"). Un neonato esposto viene raccolto dal pastore Davo, che però il giorno dopo lo cede ad un carbonaio, tenendo per sé gli oggetti lasciati accanto al piccino. Il carbonaio ora reclama anche quei monili, indispensabili per accertare l'identità del trovatello, ma il pastore rifiuta e fra i due sorge una contesa. I litiganti trovano casualmente un arbitro nel vecchio Smicrine, che ignora di essere nonno del neonato, partorito da sua figlia Panfile pochi giorni prima e subito da lei fatto esporre: infatti, sposata da appena cinque mesi con Carisio, la donna si era ritrovata incinta per la violenza subita prima del matrimonio da uno sconosciuto. Carisio, di ritorno da un viaggio, aveva saputo della gravidanza della moglie e, certo che il figlio non fosse suo, se ne era andato da casa cercando distrazione nell'etera Abrotono, nonostante fosse innamorato di Panfile. L'arbitrato di Smicrine dà ragione al carbonaio, che così trattiene per sé gli gnwrismata, ma Onesimo, servo di Carisio, riconosce fra essi un anello del padrone, da lui perduto durante una festa riservata a sole donne, e ne fa cenno ad Abrotono. A questo punto l'etera ricorda di avere saputo dello stupro di una fanciulla avvenuto durante una cerimonia del genere, e sospetta che il padre del bambino possa essere proprio Carisio. Per accertarsene mostra a costui l'anello, fingendosi vittima di quella violenza, ed il giovane ammette di averla commessa. Allora Smicrine, saputa la cosa, preme sulla figlia perché si separi dal marito colpevole e si faccia restituire la dote: ma Panfile, che ama ancora Carisio, si rifiuta di farlo. Il giovane è frattanto preda di una profonda crisi di coscienza, avendo ripudiato la moglie solo perché vittima di una violenza analoga a quella che egli stesso crede di aver perpetrato sull'etera. Alla riconciliazione della coppia dà la spinta finale Abrotono, che con estrema generosità riconosce a Panfile la maternità del neonato (benché l'attribuirsela avrebbe potuto consentirle l'affrancamento dalla sua condizione di prostituta), rivelando a Carisio che la fanciulla violentata era proprio la sua futura moglie. Quasi certamente anche Abrotono avrà avuto parte nel lieto fine della commedia.


GIOVANNI PASCOLI (ITALIANO)

La vita (pag.434 vol.3 tomo 1)

Giovanni Pascoli,uno dei più grandi esponenti del decadentismo italiano,nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855.
Egli e la famiglia conducono una vita agiata fino a che il padre viene ucciso il 10 agosto 1867.
Dal 1873 frequenta la Facoltà di Lettere dell’università di Bologna,la quale deve però abbandonare nel 1876 per una dimostrazione contro il Ministro della Pubblica Istruzione.
Nel 1882 riprende gli studi e si laurea in letteratura greca con una tesi su Alceo.
Con la morte del fratello Giacomo,avvenuta nel 1876,Pascoli diventa il capofamiglia,ed esclusa qualsiasi relazione sentimentale punta alla ricostruzione del nido paterno.
Nel 1887 si stabilisce a Massa con le sorelle Ida e Maria,con le quali avrà un rapporto morboso.
Dopo il matrimonio di Ida,Giovanni Pascoli,si trasferisce a Castelvecchio di Barga,che diventerà la sua residenza definitiva.
Nel 1891 esce la prima edizione della raccolta Myricae.
Nel 1895 Pascoli viene nominato professore di grammatica greca e latina all’università di Bologna.
Nel 1897 pubblica i Poemetti e si trasferisce a Messina,dove ricoprirà ancora una cattedra universitaria fino al trasferimento a Pisa.
I Canti di Castelvecchio escono lo stesso anno del ritorno dell’autore in Toscana,ovvero il 1903.
Pascoli sostituisce Carducci (che era stato suo maestro) all’università di Bologna,dove insegnerà Letteratura italiana.
Giovanni Pascoli muore a Bologna il 6 aprile 1912.

Il fanciullino (pag.436 vol.3 tomo 1)

Il Fanciullino viene pubblicato nel 1897 sulla rivista fiorentina “Il Marzocco”,ed è un trattato di poetica in cui si vede come Pascoli si rapporti con l’arte e la poesia.
Il fanciullino è la parte infantile dell’uomo,un’anima dolce,sensibile e innocente che è presente in ogni essere umano,ma che viene generalmente soffocata dalla razionalità dell’uomo adulto.
Il poeta è identificabile con il fanciullino,in quanto è l’unico ad essere in grado di risvegliare questa componente infantile.
Attraverso il fanciullino il poeta può viaggiare con la fantasia e riconoscere ciò che sta al suo esterno e ciò che sta al suo interno.
Il fanciullino è in grado di creare simboli,rimpicciolisce per poter comprendere ed ingrandisce per ammirare.
Egli è in grado di cogliere il dettaglio che sfugge alla logica comune;è come se egli vedesse per la prima volta la realtà,e vedendola per la prima volta ne creasse al contempo una nuova.
Il fanciullino è paragonato ai primi uomini,i quali non conoscevano nulla ma sapevano ciò che era veramente necessario alla natura.
L’uomo moderno guarda quindi alla realtà con l’ottica della logica e non ne comprende la vera natura,il poeta che invece libera il fanciullino che sta al suo interno coglie ciò che lo circonda.
L’uomo sa molto di più,ma non comprende le verità ancestrali che sono invece concesse al fanciullino,che è identificabile con il logos degli stoici.
Tutti si possono identificare con il fanciullino,che è come la poesia che trasmette valori comuni a tutti gli uomini.
Il poeta,che esprime la sua componente interna,attraverso la poesia porta consolazione e pacificazione e può tornare ad essere vate.



giovedì 10 maggio 2012

EQUAZIONI DI MAXWELL E ONDE ELETTROMAGNETICHE ( FISICA )

LE EQUAZIONI DI MAXWELL : ( da p 309 a p 316 )

Maxwell fu un fisico britannico che riuscì per primo a costruire una teoria fisica basata su un lavoro non sperimentale, così come Faraday fu il primo a introdurre il concetto di campo in fisica : l’introduzione del concetto di campo, in fisica, avvenuta appunto per opera di Faraday, fu molto importante ma c’era la necessità di creare una teoria che potesse spiegare e riunire tutti i fenomeni elettromagnetici. Con la sua teoria, Maxwell riuscì in un’opera tra le più difficili della scienza, quella di racchiudere in una cornice unitaria una vasta gamma di fenomeni nell’ambito dell’elettromagnetismo, così come fece, ad esempio, Newton per la meccanica e così come farà Einstein per la relatività.
La teoria di Maxwell si basa su quattro equazioni fondamentali, che prendendo da lui il nome, vengono dette equazioni di Maxwell: esse sono quattro equazioni che erano state trovate già da altri fisici prima di Maxwell, che fu però il primo a riunirle in modo sistematico alla sua teoria: due di esse furono recuperate pedissequamente a quanto fatto dai fisici che le avevano scoperte ( 1. ΦE = Q/ ε ; 2. FB = 0 ); le altre due furono invece recuperate da altri fisici e in parte modificate da Maxwell ( 3. CE = - ΔΦB /Δt ; 4. CB  = μ( I + εoΔΦE / Δt ). Le prime due equazioni, che non vennero modificate da Maxwell, sono quelle relative, rispettivamente, al calcolo del flusso del campo elettrico e al calcolo del flusso del campo magnetico in una superficie gaussiana e non vennero modificate da Maxwell ; le altre due invece sono quelle relative, rispettivamente, al calcolo della circuitazione del campo elettrico e al calcolo della circuitazione del campo magnetico : esse vennero in parte modificate da Maxwell.
Prima di prendere in esame Maxwell, infatti, con CE  consideravamo la circuitazione di una campo elettrico lungo una linea chiusa, facendo riferimento al campo elettrostatico, al campo cioè in cui le cariche sono ferme  e avevamo visto l’equazione CE = 0. Maxwell la riscrive come CE = - ΔΦB /Δt in quanto in quanto lui parla di campo elettrico, riferendosi però in questa equazione, non al campo elettrostatico, la cui circuitazione sarebbe appunto nulla, ma a quello elettromotore, in cui le cariche sono in movimento.
Inoltre prima di prendere in esame Maxwell, con CB  consideravamo la circuitazione di un campo magnetico lungo una linea chiusa, facendo riferimento al campo magnetostatico, al campo cioè in cui le correnti sono continue e avevamo visto l’equazione CB  = μI. Maxwell la riscrive come CB  = μ( I + εoΔΦE / Δt ) in quanto lui parla di campo magnetico, riferendosi però in questa equazione, non al campo magnetostatico, in cui le correnti sarebbero appunto sempre continue, ma al campo magnetico in cui le correnti sono alternate.

Riassumendo dunque la prima equazione di Maxwell che abbiamo preso in considerazione ci dice che il flusso del campo elettrico che attraversa una qualunque superficie chiusa S è pari al rapporto tra la carica netta contenuta nella superficie e la costante dielettrica del mezzo materiale ε  (ΦE = Q/ ε ) ; la seconda che abbiamo considerato ci dice che il flusso del campo magnetico che attraversa una qualunque superficie chiusa S è sempre nullo ( FB = 0 ) ; la terza ci dice che una variazione del flusso del campo magnetico che attraversa una superficie ideale S ( non chiusa ) induce un campo elettrico la cui circuitazione è pari a : CE = - ΔΦB /Δt ; la quarta infine ci dice che la circuitazione del campo magnetico, calcolata lungo una linea chiusa, è pari al prodotto fra la permeabilità magnetica e la somma della corrente effettiva e della corrente di spostamento ( la corrente di spostamento è espressa matematicamente da : εoΔΦE / Δt ). La superficie considerata per il calcolo del flusso è quella che ha per contorno la linea chiusa lungo la quale si calcola la circuitazione ( CB  = μ( I + εoΔΦE / Δt ) ).

LE ONDE ELETTROMAGNETICHE : ( da p 316 a p 326 + scheda )

Le equazioni di Maxwell  mostrano l’esistenza di una “ simmetria “ effettiva fra campo elettrico e campo magnetico. Si può sintetizzare tale proprietà nel seguente modo : un campo elettrico variabile genera un campo magnetico e un campo magnetico variabile genera un campo elettrico. Tale simmetria è fondamentale nell’analisi delle onde elettromagnetiche : in generale, un’onda è una perturbazione che si propaga nello spazio, trasferendo energia da un luogo a un altro, senza che vi sia trasferimento di materia. Un’onda elettromagnetica è una perturbazione del campo elettromagnetico, ossia della regione dello spazio in cui si susseguono prima un campo elettrico e poi uno magnetico, che si propaga nel vuoto alla velocità c, che è la velocità di propagazione della luce nel vuoto e che è considerata una costante della fisica ( c = 1/ εoμo = 3 x 108 m/s ). La teorizzazione delle onde elettromagnetiche avvenne per opera di Maxwell ( riuscì infatti a dimostrare l’esistenza dei campi elettromagnetici, attraverso cui le onde elettromagnetiche si propagano, soluzione a cui Maxwell arrivò, dopo aver risolto le sue quattro equazioni, che ci dicono che la variazione del campo elettrico e di quello magnetico è sincrona ), mentre per arrivare alla prova sperimentale della loro esistenza si dovette attendere Hertz.
Grazie agli studi compiuti da Maxwell si riuscì a capire che la luce era un’onda elettromagnetica e che non aveva un’unica natura ( o corpuscolare o ondulatoria ) ma una duplice natura : corpuscolare, che si manifesta quando la luce interagisce con la materia ; ondulatoria, che si manifesta quando la luce si propaga nel vuoto.
Altre onde importanti, oltre a quelle elettromagnetiche, sono le onde sonore, che sono però onde meccaniche, e che non si possono quindi propagare nel vuoto ma hanno bisogno per poter propagarsi di un mezzo materiale ( come, per esempio, l’aria ).
L’intera gamma delle varie onde elettromagnetiche, in relazione alla loro lunghezza d’onda, è detto spettro elettromagnetico; il nostro occhio può percepire solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico, della banda del visibile, compresa tra i 400 nm e i 700 nm di lunghezza d’onda ( Per tutti i vari tipi di onde elettromagnetiche vedi scheda ).
C è legata ad altre tre grandezze molto importanti, ossia la lunghezza d’onda λ, il periodo T e la frequenza ν dalla seguente relazione : c = λ/ T = λν ( scrivendo questa relazione non si è fatto altro che applicare il concetto fisico di velocità : essendo c una velocità, essa sarà data sicuramente dal rapporto tra una variazione dello spazio e una variazione del tempo ).
 La lunghezza d’onda λ è la distanza, misurata in metri 8 m ), fra due creste successive; il periodo T è il tempo, misurato in secondi ( s ), che un’onda impiega per compiere una oscillazione completa; la frequenza ν è il reciproco del periodo T, è il numero di oscillazioni ( o cicli ) al secondo e viene misurato in in hertz ( Hz, dove 1 Hz = 1/ s ).

lunedì 7 maggio 2012

PROPRIETA' MAGNETICHE E F.E.M. INDOTTA ( FISICA )

PROPRIETA’ MAGENTICHE DELLA MATERIA :  ( da p 253 a p 258 )

Alcuni materiali sono facilmente magnetizzabili mentre altri non lo sono : sul perché di ciò è stata formulata un’ipotesi :  sapendo che una corrente elettrica produce un campo magnetico ( sappiamo ciò grazie agli studi compiuti dal fisico danese Hans Christian Oersted, che fu il primo a parlare di elettromagnetismo e a capire la correlazione di fondo che esiste tra fenomeni elettrici e fenomeni magnetici ) e confrontando il campo elettrico generato da una corrente, potremmo essere indotti a pensare che, in qualche modo, il campo magnetico della barretta sia generato da correnti elementari interne al magnete stesso ( questa ipotesi fu formulata da Ampere ). Basandoci su un modello “planetari” dell’atomo, in cui gli elettroni ruotano attorno al nucleo dell’atomo stesso come i pianeti attorno al sole, possiamo considerare ogni atomo come un insieme di piccole spire percorse da corrente; se e indica la carica dell’elettrone e T il tempo di rivoluzione attorno l nucleo, ossia il tempo che un elettrone impiega per compiere un giro completo del nucleo atomico, allora l’intensità di corrente I che circola in una spira elementare, essendo per definizione  I = ΔQ/ΔT, è data da I = e/T.
Facendo riferimento al momento magnetico totale dell’atomo ( il momento può essere inteso a livello intuitivo come una specie di forza ), si deve dire che esso è dato dalla somma di due momenti, il momento magnetico orbitale che è associato a ciascuna spira, e che intuitivamente rappresenta la rotazione delle particelle attorno al nucleo dell’atomo, e il momento magnetico di spin, che è un momento magnetico intrinseco, che rappresenta la rotazione delle particelle su se stesse ).
Bisogna fare una distinzione tra i vari tipi di sostanze, che possono essere distinte in base al valore della permeabilità relativa μr in : 1) Diamagnetiche , 2) Paramagnetiche e 3) Ferromagnetiche . μr, che è appunto la permeabilità magnetica relativa e che varia da sostanza a sostanza, è un numero puro e rappresenta il rapporto tra la permeabilità magnetica del mezzo materiale μ e la permeabilità magnetica del vuoto μo. Essendo μ = μoμr, μr sarà dato dalla relazione μr = μ/μo.
Le sostanze diamagnetiche, come, per esempio, acqua, bismuto e mercurio hanno una permeabilità magnetica relativa di poco inferiore all’unità, quindi in presenza di un campo magnetico esterno, tendono a indebolirlo leggermente. Le sostanze paramagnetiche, come, per esempio, platino, alluminio e aria hanno una permeabilità magnetica relativa di poco superiore all’unità, quindi in presenza di un campo magnetico esterno, tendono a rafforzarlo leggermente. Le sostanze ferromagnetiche, come, per esempio, il ferro, la magnetite e il cobalto sono le più note in quanto sono le responsabili del comportamento delle calamite e delle bussole. Come le sostanze paramagnetiche, anche esse in presenza di un campo magnetico esterno, tendono a rafforzarlo ma in questo caso lo rafforzano di molto, in quanto possiedono una permeabilità magnetica relativa di molto superiore all’unità. Questo perché fra atomi vicini di questi materiali vi è un  forte accoppiamento, che porta alla formazione di grandi gruppi di atomi, detti domini magnetici o di Weiss. A differenza di quanto accade nei materiali paramagnetici, in questo caso l’orientamento dei momenti non è del tutto casuale. Sotto l’azione di un campo magnetico esterno, inoltre, i domini si estendono a spese di altri e l’orientamento magnetico di alcuni di essi tende ad allinearsi al campo magnetico esterno. Questi due fenomeni portano a un grande rinforzo del campo magnetico esterno B.
Per i materiali ferromagnetici il valore di μr dipende fortemente dal campo magnetico esterno B e ciò può essere ben illustrato dal grafico del ciclo di isteresi, che caratterizza le proprietà ferromagnetiche di un materiale.


Per costruirlo si deve aumentare gradualmente la corrente, cosicché il campo magnetico B cresca, seguendo una curva, detta curva di prima magnetizzazione, rappresentata dalla linea in mezzo che parte dall’origine degli assi O; si osserva che il campo B cresce fino a raggiungere un valore di saturazione Bs, oltre il quale, anche aumentando la corrente I, non si ottengono ulteriori incrementi di b. Se diminuiamo poi la corrente fino ad annullarla notiamo che il valore di b si mantiene diverso da zero anche con I = 0 e assume il valore Br, detto magnetizzazione residua o memoria magnetica. Se si cambia senso alla corrente e si applica un opportuno contro campo –B si riesce a smagnetizzare il materiale. Proseguendo in questo senso notiamo che si giunge a un valore –Bs, in cui il campo raggiunge di nuovo un valore di saturazione.
                                         
Si può fare una distinzione tra due tipi di ferro in base alla memoria magnetica posseduta: il ferro dolce, che è dotato di una memoria magnetica scarsa e serve per costruire i magneti temporanei, che funzionano solo quando c’è passaggio di corrente e il ferro duro, dotato di una elevata memoria magnetica, usato per costruire i magneti permanenti.

Bisogna inoltre ricordare che la temperature influisce sul magnetismo : in particolare al di sopra di una temperatura molto elevata ( che per il ferro è pari a 770° C ), specifica per ogni materiale, detta temperatura o punto di Curie, una sostanza ferromagnetica si riduce a una paramagnetica., a seguito del disaccoppiamento atomico nei domini, dovuto appunto alla variazione di temperatura ΔT.

F.E.M. INDOTTA: LA LEGGE FARADAY-NEUMANN-LENZ : ( da p. 277 a p 283 )

Con il termine forza elettromotrice, si fa riferimento al concetto fisico di differenza di potenziale,; essa si misura quindi in volt, non in Newton in quanto non si fa riferimento al concetto fisico di forza. Le forze elettromotrici e le correnti vengono condotte nelle spire di un materiale dall’induzione elettromagnetica ( per questo si parla di forza elettromotrice indotta ), la quale si verifica quando varia il numero di linee di forza del campo magnetico che attraversano le spire. Si può produrre dunque una forza elettromotrice indotta in una spira di filo conduttore, facendo variare il numero di linee di forza del campo magnetico che attraversano la spira.
Molto importante, per quanto riguarda la forza elettromotrice indotta, è la legge di Faraday-Neuman-Lenz. In base ai suoi esperimenti, Faraday giunse alla conclusione che la forza elettromotrice indotta in un spira dipende dalla rapidità di variazione del numero di linee di forza del campo che attraversano la spira, ossia dalla rapidità di variazione del flusso magnetico concatenato con tutte le spire. Questo risultato è noto come legge di Fraday-Neumann ( o, più precisamente, come legge di Faraday-Neuman-Lenz, in quanto Lenz aggiunse un meno davanti alla equazione esplicativa di tali risultati ), ed è espresso matematicamente dalla relazione : fe.m. = - ΔΦB/Δt dove ΔΦB è la variazione del flusso attraverso una spira di filo conduttore in un intervallo di tempo Δt. Il segno meno è importante in quanto dà una indicazione circa la polarità, circa cioè il verso della forza elettromotrice indotta. Tale polarità si ricava osservando il verso della corrente indotta e i suoi effetti, in accordo con una legge, nota appunto come Legge di Lenz, dal nome del fisico russo che per primo la formulò nel modo seguente : Il verso della corrente causata dalla forza elettromotrice indotta è tale da generare un campo magnetico che si oppone alla variazione del flusso che ha prodotto la forza elettromotrice indotta.
E’ importante inoltre tenere presente un’altra relazione che lega il campo elettrico con quello magnetico che mette in evidenza come la circuitazione del campo elettrico ( qui non si intende con questo termine il campo elettrostatico, in cui le cariche sono ferme, ma si fa riferimento al campo motor sia data dalla variazione del flusso del campo di induzione magnetica per unità di tempo e cioè : CE = - ΔΦB/Δt. Si può quindi dire che una variazione del flusso di campo magnetico attraverso una superficie S induce un campo elettrico la cui circuitazione lungo la linea chiusa che determina la superficie stessa è data da : CE = - ΔΦB/Δt.





 

venerdì 4 maggio 2012

FASCISMO E ANTIFASCISMO (STORIA)

ANTIFASCISMO

Durante il periodo del regime fascista andò sviluppandosi un’opposizione al duce che comprendeva diversi schieramenti politici. I liberali facevano riferimento alla figura di Croce, schieratosi contro il manifesto di Gentile, a cui Mussolini aveva lasciato libertà di esprimersi per far vedere che il fascismo lasciava spazio all’opposizione.
Parte integrante dell’opposizione al fascismo fu anche il PCI abolito per primo dal duce. Il PCI organizzava reti clandestine antifasciste sia dall’estero (esilio) che dall’interno, correndo grandi rischi con la diffusione di volantinaggio e opuscoli e con l’infiltrazione di alcuni membri comunisti nei sindacati fascisti.
Un altro gruppo antifascista da ricordare è quello socialista che aveva trovato rifugio in Francia e cercava di portar avanti un nucleo segreto propagandistico in Italia; in Francia e più precisamente a Parigi in questo periodo ci sarà la riunificazione del PSI.
Alcuni gruppi antifascisti si unirono poi tra di loro per esempio nella Concentrazione antifascista di idee attendiste o in Giustizia e Libertà, nata nel ’29 di idee liberal-socialiste e interventiste.
Ma la svolta principale nelle organizzazioni contro il regime di Mussolini si avrà nel ’34 quando Stalin consentirà a tutti i comunisti europei di allearsi momentaneamente con le altre forze di opposizione per far fronte a fascismo e nazional-socialismo.
La vera fase attiva dell’opposizione antifascista si avrà poi dopo il ’40; prima di questa data infatti l’unico scontro, di piccole dimensioni, avutosi tra opposizione e fascismo, era stato nella guerra civile spagnola.

CONSENSO AL FASCISMO

Durante il regime del duce il consenso nei suoi confronti è abbastanza altalenante e mosso da particolari episodi. In generale diciamo che una parte della popolazione sosteneva attivamente Mussolini, mentre un’altra era completamente passiva al regime nonostante le numerose attività proposte dallo stesso e dallo stretto controllo dei prefetti, soprattutto nel periodo immediatamente successivo al caso Matteotti.
Il consenso aumentò fortemente dopo i Patti Lateranensi, con il pontefice che spingeva i credenti a seguire Mussolini e anche dopo la ricreazione dell’impero italiano: infatti i cittadini osannavano il duce come salvatore della pace. Il consenso ottenuto però andrà via via calando con il progressivo avvicinamento del regime a Hitler.

REPUBBLICA DI WEIMAR (STORIA)

REPUBBLICA DI WEIMAR


Negli anni ’20 in Germania, la Repubblica nata dalla Costituente di Weimar rappresentò un modello di democrazia parlamentare aperta e avanzata. La Germania era uno Stato federale e con la democrazia fu introdotto  il suffragio universale e da adesso il governo ha bisogno della fiducia parlamentare. Il cancelliere viene nominato dal Presidente della Repubblica, mentre quest’ultimo viene scelto dal popolo e svolge una funzione di rappresentanza e di governo, può sciogliere le camere, sottoporre  a referendum qualsiasi legge e possiede dei poteri di emergenza per limitare il Parlamento. Molti erano tuttavia i fattori che contribuivano a insidiare la vita democratica e a indebolire il sistema repubblicano. Il più evidente motivo di debolezza stava nella accentuata frammentazione dei gruppi politici, che rendeva instabili maggioranze e governi, e nell’assenza di una forza egemone, capace di guidare il paese. Ulteriore elemento di debolezza era la diffusa diffidenza nei confronti del sistema democratico, che veniva associato alla sconfitta e all’onere delle riparazioni. Nel 1921 infatti fu stabilito l’ammontare delle riparazioni . L’annuncio dell’entità delle riparazioni suscitò in tutta la Germania un’ondata di proteste. I governi di coalizione che si accedettero fra il ’21 e il ’23 si impegnarono a pagare le prime rate delle riparazioni, ma evitarono interventi troppo drastici sulle tasse e sulla spesa pubblica: furono dunque costretti ad aumentare la stampa di carta-moneta; di conseguenza il valore del marco precipitò e mise in moto un rapido processo inflazionistico. Nel 1923 Francia e Belgio inviarono  truppe nel bacino della Ruhr. Non potendo reagire militarmente, il governo tedesco incoraggiò la resistenza passiva della popolazione: imprenditori e operai della Ruhr abbandonarono le fabbriche, rifiutando ogni collaborazione con gli occupanti. L’occupazione della Ruhr rappresentò il definitivo tracollo poiché privava il paese di una parte delle sue risorse produttive. Proprio nel momento più drammatico della crisi la classe dirigente trovò la forza di reagire. Nel 1923 si formò un governo di grande coalizione presieduto da Gustav Stresemann, leader del Partito tedesco-popolare. Stresemann era convinto che la rinascita della Germania sarebbe stata possibile solo attraverso accordi con le potenze vincitrici: il governò ordinò la  fine della resistenza passiva nella Ruhr e riallacciò i contatti con la Francia. Fu repressa un’insurrezione comunista ad Amburgo e fu fronteggiata la ribellione della destra nazionalista in Baviera; a Monaco infatti alcune migliaia di aderenti al Partito nazionalsocialista cercarono di organizzare un’insurrezione contro il governo centrale, ma fu subito repressa. Ristabilita l’autorità dello Stato, il governo cercò di porre rimedio al caos economico: fu emessa una nuova moneta, il cosiddetto Rentenmark, il cui valore era garantito dal patrimonio agricolo e industriale della Germania. Nel contempo fu avviata una politica deflazionistica, basata cioè sulla limitazione della spesa pubblica e sull’aumento delle imposte, che consentì un graduale ritorno alla normalità monetaria. Una vera stabilizzazione però, come affermò il finanziere e uomo politico Dawes, sarebbe stata impossibile senza un accordo con i vincitori sulle riparazioni. Quindi il piano elaborato da Dawes si basava sul principio che la Germania avrebbe potuto far fronte ai suoi impegni solo se fosse stata messa in condizione di far funzionare al meglio la sua macchina produttiva. In questo modo la Germania rientrò in possesso della Ruhr e soprattutto otteneva un massiccio aiuto per la sua ripresa economica.
Gli accordi di Locarno  del 1925 normalizzarono i rapporti franco-tedeschi e nel 1926 la Germania fu ammessa alla Società delle nazioni. Nel 1928 i rappresentanti di quindici Stati, tra cui anche Germania e Unione Sovietica, firmarono un patto con cui si impegnavano a rinunciare alla guerra come mezzo per risolvere le controversie (patto Briand-Kellog); poco dopo, il piano Young ridusse ulteriormente l’entità delle riparazioni tedesche.